Ti svegli la mattina e senti già un peso sul petto, prima ancora di aprire gli occhi. Il cuore batte forte anche se sei seduto sul divano, a volte ti sembra di non riuscire a respirare, di soffocare, e ti spaventi ancora di più. Il corpo non si ferma mai: le gambe che si muovono, la mandibola stretta, lo stomaco chiuso. Oppure sei stanchissimo, ma la sera nel letto non riesci a dormire perché i pensieri girano senza sosta.

E sono quasi sempre pensieri sul futuro, e quasi sempre vanno verso il peggio. Se il partner non risponde subito pensi che sia successo qualcosa. Se il capo ti chiama pensi che voglia licenziarti. Se senti un dolore pensi subito a una malattia. Non riesci a goderti niente, perché anche quando sei con le persone a cui vuoi bene una parte di te è già da un’altra parte, a prevedere quello che potrebbe andare storto.

Forse qualcuno ti ha detto di stare tranquillo, di non pensarci, che è tutto nella tua testa. E tu ti sei sentito ancora più solo, perché se fosse così semplice l’avresti già fatto. So quanto è estenuante vivere così, e so quanto è frustrante non sapere nemmeno perché stai così. Proviamo a capirlo insieme.

1. L’ansia arriva quando ti fermi

Ti capita di stare in ansia proprio quando le cose vanno bene? Il lavoro va, la relazione va, finalmente sei in vacanza, e invece di rilassarti arriva l’ansia, più forte del solito. Succede perché finché sei di corsa, pieno di cose da fare, non hai il tempo di sentire quello che hai dentro. Quando ti fermi, quello che tenevi lontano viene fuori: preoccupazioni, tristezza, ricordi, pensieri che non hai mai voluto guardare. E siccome non sai da dove arrivano, li senti come ansia.

Quando ti fermi, quello che tenevi lontano viene fuori.

2. L’ansia prende il posto di un’emozione che non ti permetti

A volte l’ansia è il modo in cui si fa sentire un’emozione che non ti concedi di provare. Magari sei arrabbiato con una persona a cui vuoi bene, un genitore, il partner, un amico, e la rabbia ti sembra sbagliata, pericolosa, quasi un tradimento. Oppure sei triste ma pensi di non averne il diritto, perché in fondo non ti manca niente. O desideri qualcosa che ti sembra di non poter desiderare. La parte razionale di te mette da parte quell’emozione, ma la parte emotiva, quella che io chiamo inconscia, continua a sentirla. E siccome non può uscire per quello che è, esce come ansia, tensione, tachicardia.

3. Da piccolo dovevi stare attento a tutto

Forse sei cresciuto in una casa dove non sapevi mai cosa ti aspettava. Dove l’umore di un genitore poteva cambiare all’improvviso, e tu imparavi a capire dai passi sulle scale o dal rumore delle chiavi che aria tirava. Dove c’erano litigi, problemi, malattie, oppure dove hai dovuto badare a te stesso troppo presto. In una casa così un bambino impara a stare sempre in tensione, a controllare tutto, a prevedere quello che può succedere, perché è l’unico modo che ha per proteggersi. Oggi magari quel pericolo non c’è più, ma una parte di te continua a reagire come se ci fosse.

4. L’hai respirata in famiglia

L’ansia ha in parte una componente ereditaria: se nella tua famiglia qualcuno ne soffriva, è più facile che ne soffra anche tu. Però conta tantissimo anche quello che hai visto. Forse avevi una madre che ti chiamava dieci volte se tardavi mezz’ora, o un padre che davanti a ogni problema immaginava il peggio e si agitava per giorni. Da bambino, senza che nessuno te lo spiegasse, hai imparato che è così che si reagisce alle difficoltà. E oggi lo fai anche tu, senza accorgertene.

5. Nessuno ti ha aiutato a reggere le emozioni

Quando siamo piccoli proviamo emozioni fortissime che non sappiamo gestire, paura, rabbia, frustrazione, e ci travolgono. Per imparare a sopportarle abbiamo bisogno di un adulto che le accolga, le capisca e ce le restituisca in una forma più piccola, che riusciamo a reggere. Pensa a un genitore che prende in braccio il figlio che piange per un tuono, e gli dice con calma che si è spaventato perché il rumore era forte, ma che adesso è passato e lui è al sicuro. Questa capacità di accogliere le emozioni del bambino e di renderle sopportabili si chiama funzione alfa. Ripetendo questa esperienza tantissime volte, il bambino la fa sua, e piano piano impara a calmarsi da solo.

Se i tuoi genitori non sono riusciti a farlo, magari perché erano in difficoltà loro per primi, perché ti dicevano di smettere di piangere o perché si spaventavano più di te, sei rimasto solo con emozioni troppo grandi per te. E oggi le emozioni forti, o le situazioni che ti sembrano troppo grandi, ti spaventano, perché dentro di te manca la sensazione di poterle reggere.

6. In certe situazioni ti senti più piccolo della tua età

Collegato a questo c’è un’altra cosa. Al lavoro magari sei una persona capace, che prende decisioni e risolve problemi, e gli altri si appoggiano a te. Poi arriva una situazione particolare, una discussione con il partner, un esame medico, una telefonata della famiglia, una scelta importante, e di colpo ti senti piccolo e indifeso, come un bambino che deve affrontare da solo qualcosa di troppo grande per lui. Succede perché in quei momenti si riattivano le emozioni del bambino che eri, che davanti ai pericoli del mondo non aveva gli strumenti per difendersi. L’ansia che senti, in quei momenti, è la sua.

Perché le tecniche da sole non bastano

Respirazioni, app, tecniche di rilassamento possono aiutarti sul momento, ed è giusto usarle. Però se la tua ansia nasce da uno di questi motivi, finché non capisci da dove viene continuerà a tornare, magari in forme diverse.

In un percorso di psicoterapia possiamo scoprire insieme cosa c’è sotto la tua ansia, dare un nome a quello che senti e dare finalmente ascolto a quel bambino che si spaventava da solo. Io ti accompagno con calma, al tuo ritmo, e puoi portarmi tutto, anche le paure che ti sembrano assurde.

Ricevo a Roma, in zona Balduina, e online.

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