DIPENDENZA AFFETTIVA: che cos’è e come riconoscerla

Io ho bisogno che qualcuno abbia bisogno di me, ecco cosa. Ho bisogno di qualcuno per cui essere indispensabile. Di una persona che si divori tutto il mio tempo libero, il mio ego, la mia attenzione. Qualcuno che dipenda da me. Una dipendenza reciproca. Come una medicina, che può farti bene e male al tempo stesso.

Chuck Palahniuk

 

 

COS’è LA DIPENDENZA AFFETTIVA

 

La dipendenza affettiva all’interno di  un rapporto di coppia è caratterizzata dalla paura dell’abbandono, ovvero il timore costante di rischiare di perdere da un momento all’altro le attenzioni e l’amore della persona a cui siamo affettivamente legati.

Il contrario della paura dell’abbandono è la fiducia, ovvero il sentimento di sicurezza vissuto all’interno dei rapporti di coppia, grazie al quale la persona che lo sperimenta si sente sicura dei sentimenti e della presenza dell’altro, anche in assenza di costanti rassicurazioni.

Chi soffre di abbandono vive nella convinzione che l’altro prima o poi scomparirà all’improvviso.

I PENSIERI ALLA BASE

Il pensiero secondo il quale l’altro prima o poi scomparirà, viene alimentato da alcune convinzioni:

  • l’altro è una persona inaffidabile e imprevedibile, non è una figura costante nella mia vita, oggi c’è ma domani potrebbe non esserci”;

  • l’altro mi lascerà per un’altra persona più attraente, bella e interessante di me”;

  • l’altro mi abbandonerà perché sono poco interessante e/o non sono così importante per lui”;

  • l’altro mi abbandonerà perché contrarrà una malattia e morirà”.

Chi soffre della paura di essere abbandonato vive quotidianamente uno stato di perenne allarme e preoccupazione, i muscoli sono tesi e tutta l’energia è rivolta al tentativo di controllare la relazione di coppia.

La paura di perdere l’altro è infatti così grande da impedire a chi ne soffre di riuscire a dedicarsi spensieratamente ad attività piacevoli o attività che riguardino esclusivamente se stessa. Ogni pensiero, ogni stato d’animo, ogni sensazione gira esclusivamente intorno alla persona a cui si è legati.

Nella paura dell’abbandono la persona che amiamo (o che crediamo di amare) governa la nostra vita.

Anche i bisogni primari vengono modificati e le priorità di vita completamente alterate.

Non è possibile per chi soffre di abbandono riuscire a vivere la propria vita, perché la propria esistenza è stata sacrificata per l’altro.

IL BISOGNO DEL CONTROLLO

Quali sono i bisogni essenziali di chi soffre di abbandono?

Quali sono le cose davvero importanti per questa persona, se lei stessa è stata messa in secondo piano?

La priorità della sua vita, priorità che passa sopra ogni cosa, è principalmente una: il controllo del proprio partner.

Il controllo è il bisogno costante di sapere cosa stia facendo la persona a cui si è legati, per cercare la conferma della sua presenza e scongiurare quindi la possibilità di essere abbandonati.

Chi soffre della paura dell’abbandono sacrifica secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi e anni nell’estenuante attività di cercare un continuo contatto con la persona a cui si è legati. Sapere cosa l’altro stia facendo diventa vitale per l’esistenza della persona e non riuscire a mettersi in contatto con il proprio partner, anche se per poco tempo, viene vissuto come qualcosa di catastrofico.

Il cellulare si trasforma in uno strumento essenziale, non per creare relazioni ma per controllare.

CHI è L’ALTRO?

Perché l’altro è così importante nella vita della persona con la ferita dell’abbandono?

L’altra persona, a prescindere da chi sia, viene investita di sentimenti di affetto così intensi e potenti che nella maggior parte dei casi poco hanno a che fare con il vero amore.

L’altro infatti assume involontariamente il ruolo di colui che colmerà il nostro vuoto, un vuoto presente dentro di noi e che ci fa sentire incompleti. È un vuoto legato alla propria storia familiare, a vissuti della propria infanzia, a dolori antichi ma ancora presenti.

Attraverso le attenzioni dell’altro si spera di riuscire a colmare quel vuoto, ma in realtà altro non si fa che scavarlo sempre più a fondo.

ESISTE UNA SOLUZIONE?

Cosa posso fare per non soffrire più così tanto?

Chiedi aiuto. È l’unica soluzione permanente a questo problema.

Sono sicura che hai provato in tutti i modi a risolverlo, coinvolgendo probabilmente anche il tuo compagno/a, ma sempre senza successo.

È praticamente impossibile riuscire a colmare da soli questo vuoto.

Al massimo si può avere l’illusione per qualche tempo, ma presto quell’angoscia di abbandono tornerà.

Il mio suggerimento è quello di aiutarti per primo, chiedendo aiuto ad un professionista.

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